“Ragazza, ragazza…”

Io proseguo perché a Roma, “ragazza” non mi chiamano da anni…
Ma la voce insiste ed è parecchio anziana e severa: 

“ragazza, nu me sienti? (“Non mi stai sentendo?”)

Allora, mi arrendo: sì, ce l’ha proprio con me.

“Addrai nu lu fare pisciare lu cane ca ‘ncete la madonna!” (Lì non devi far fare la pipì al cane perché c’è la madonna). 

Lo dice come io descriverei una cosa ovvia, una datità: possibile che io non mi renda conto che la madonnina sia insediata – anzi, abbia proprio preso la residenza – in corrispondenza di quell’albero, su un viale di un piccolo paese del Nord Salento? Ecchecazzo!

Dovete sapere che qui oggi c’è la tramontana. E io, quando soffia vigoroso questo vento del Nord, mi sento scossa, in perenne stato confusionale. 

Al che faccio un bel respiro profondo, alzo gli occhi al cielo – perché Iddio, o chi per lui, mi illumini e non consenta lo sconfinamento verbale che si sta per abbattere – e dico alla signora affacciata alla finestra per rendicontare tutte le pisciate dei cani, tanto insolenti quanto ignari, della violazione che commettono, pisciando:

“Signora mia, mi dica: quale sarebbe il segno della compresenza virginale in questo anonimo albero di provincia che i cani eleggono a proprio pisciatoio?”.

“Naa quista, cce bbue’ dici? ‘Nci ha critere: addrai ‘ncete la Madonna e li cani nu ponnu pisciare!”. (Ma cosa vuoi dire? Ci devi credere – come atto di fede, ndr – lì c’è la Madonna e i cani non possono farci pipì).

“Dunque quest’albero è stato benedetto?”.

“Sine” (sì).

“C’è un qualche segno di questa benedizione perché noi, riconoscendolo, si giri alla larga”.

“Varda bbuenu: sine, ‘ncete!” (guarda bene che c’è).

In effetti, c’è – non sull’albero ma sul muro – un’iscrizione che io naturalmente non avevo visto.

Mi arrendo e le faccio, indubbiamente incattivita:

“Bene signora, ma è sul muro non sull’albero: non può estendere anche all’albero la presenza della Madonna e dunque il divieto di pisciarci su!”.

“Comu none? E secondu tìe nu stae puru subbra all’arviru?” (Ma come no? Secondo te la madonna non è anche sull’albero?).

E prosegue: “quannu mueru iou putiti fare cce buliti, ma moi none!” (Quando morirò io, potrete fare cosa volete, ma non ora).

E allora, chiudo, sconfitta: perché tutti abbiamo bisogno di una madonna da pregare, di un sentimento da custodire, di un segreto da proteggere, di un confine da far rispettare, di una fedeltà a cui dedicare il nostro tempo.

“Va bene, io e il mio cane giriamo alla larga: ma lei non si arrabbi troppo che la madonna non vuole”.

Sorride e se ne rientra. 

La sua Madonna anche per oggi è salva.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...