La notte di San Lorenzo mi ricorda mille estati adolescenti ed esagitate trascorse con il naso all’insù, una chitarra, il falò e un semi-sconosciuto che sembra perfetto alla luce fioca della luna.

La notte di San Lorenzo mi irromantichisce senza rimedio e perciò ho detto:
“Siamo in città, andiamo a farci un Virgin Mohito al bar siciliano e ci raccontiamo i San Lorenzo più belli?”.
Non sono credibile in versione Amarcord ma così abbiamo fatto.

Ci sediamo e accanto a noi a parlare di stelle cadenti, di amori e appuntamenti, di canzoni e di vita esagitata, ci sono due diciottenni.

Io con gli occhi a cuoricino, decido di rubare un po’ delle loro storie, un po’ dei loro amori raccontati. Così le ascolto:

– “Ma gli hai chiesto tu di uscire?”
– “noo…lui! Mi ha mandato un messaggio per sapere se ero tornata a Roma!”
– “e tu cosa hai risposto?”
– “a quel punto ho risposto ‘sì, sono a roma’ e gli ho chiesto se potevo vederlo giovedì”
– “ma dai! E lui?”

– “aspe’… io gli faccio ‘sei libero giovedì?’ e lui risponde ‘sì càrcola che so’ libero’ e io ‘ci vediamo?’, e lui ‘càrcola che non me va’”.

E niente ‘na meteora in testa je deve cade’ a ‘sto stronzo, stasera.

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