La noto per la prima volta una settimana fa, un isolato dopo casa mia.
È in piedi davanti al cancello di un condominio. Una signora sulla settantina, sorridente, vestita di tutto punto, con la borsetta al braccio. Al ritorno dalla mia passeggiata al parco, però, è ancora lì e la cosa mi sembra strana: chi fa aspettare tanto una signora di quella età?, mi chiedo quasi a voce alta.

Oggi la rivedo. Sempre vestita come se dovesse uscire con qualcuno, stessa borsetta al braccio. E, come l’altra volta, ha un’espressione sorridente.
Cammino lungo il marciapiede opposto, affrettandomi perché il cane mi tira. Ma sono curiosa di vedere, al ritorno, se la ritroverò lì come la scorsa domenica.
E così – dopo un’ora- torno dal suo marciapiede e – ahimè – la scorgo già da lontano. La particolarità è che la signora è ferma ma si guarda attorno, come se cercasse qualcuno con lo sguardo.

Le passo molto vicina e Totò le annusa – come è solito fare – l’orlo della gonna. Ne approfitto per guardarla meglio e così mi accorgo che ha le pantofole, con indosso calzini molto leggeri.
Lei subito mi sorride, sembrava aspettare me, ed è un attimo:
“Che carino il suo cane!”, la voce ha un tono sereno, pacifico, conciliante.
“Grazie” rispondo io. “Prende un po’ di aria fresca eh? Fa bene, anch’io…però con lui mi tocca fare strada!”.
“Sì, sto bene qui, ho bisogno di vedere le persone per strada. La domenica è dura, non passa mai!”.
“Fa bene! Lo sa che al mio paese, vicino Lecce (c’è mai stata?) le signore come lei, che magari vivono sole, nei mesi caldi, siedono fuori casa e così si fanno compagnia con i vicini: le strade si animano e spuntano tanti gruppi che parlano allegramente…”.

Lei ascolta con molta attenzione e quando le racconto questa cosa – che a me non è mai piaciuta granché quando vivevo lì, perché mi pareva una forma di controllo sociale – mi guarda con uno sguardo ammirato e dice:
“Sarebbe bello che anch’io potessi vivere al tuo paese! Potrei sedermi – qui come faccio? – e parlare e fare amicizia. Ho sempre paura che arrivi agosto: qui è tutto un mortorio e non vedo mai nessuno passare”.

Sono spiazzata, commossa, ma anche arrabbiata perché a casa qualcuno mi aspetta, delusa nel non trovare soluzioni, mortificata per lei: che la sua solitudine non trovi riparo in nessun abbraccio, conforto in uno spazio condiviso, calore nella prossimità con un altro.

Mi chiedo cosa possa fare per lei. Non in modo retorico, ma .
Spesso per fare qualcosa per gli altri c’è bisogno di immaginarsi al posto loro. Soli come loro, affamati come loro, alla ricerca di un attracco dove riposare e affidarsi per il tempo che ci resta.

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