È andata così.
Mia madre va in chiesa ogni sabato pomeriggio da diversi anni a questa parte. Quando sono in Puglia, so che le fa piacere essere accompagnata da me.
Io non sono più – da tempo – cattolica. Mi sento cristiana, una cristiana con molti dubbi, ma tant’è.
Lei è felice quando la accompagno a messa e questo basta.

Ho un appuntamento in piazza, questo pomeriggio. Per cui mi vesto in modo meccanico, senza pensare che dopo dovrò andare a messa. Quando mi libero, lei è già in chiesa perciò la raggiungo.
Mentre varco la soglia, mi accorgo di avere addosso i miei jeans strappati sul davanti. Una roba che a mia madre sarebbe venuto un coccolone, e alle vecchine in preghiera un colpo apoplettico.

Ormai è tardi: sento da fuori che il sacerdote è uscito e così affronto coraggiosamente il mio destino.
Mia madre è seduta avanti che più avanti non si può, ma tanto i jeans sono rotti solo in corrispondenza delle ginocchia e così – penso io per farmi coraggio – la gente vedendomi passare non si accorgerà di nulla.

Passo con stile robotico lungo il corridoio laterale, raggiungo mia madre che però siede a un banco tutto occupato. Mi tocca superarla e mettermi davanti a lei. Una signora mi sorride in modo gentile, facendomi spazio. Io fingo un torcicollo in modo da non dovermi girare a salutare le sue amiche e fingo anche tanta tranquillità.
Siedo.

I tagli sulle ginocchia si aprono spaventosamente, come è ovvio. La signora accanto se ne accorge e resta come ipnotizzata. Li guarderà con riprovazione durante tutta la celebrazione.

Ma siccome io sono una persona fortunata, questa è anche la sera in cui tocca a mia madre leggere la prima lettura.
Va sull’altare. Torna e passandomi accanto mi guarda meglio: il suo volto assume un’espressione tipo l’urlo di Munch mentre io simulo un improvviso attacco di tosse in modo da chiudermi fisicamente su me stessa.

La messa è finita, andate in pace amen.

Mi devo girare per forza.
Mia madre e le sue amiche ridono a crepapelle. Le guardo con stupore un po’ colpevole.

“Ila’”, mi fa la più chiacchierona, “ieni cchiù spessu culli causi rutti, cussì ne minti de bonumore!”.
[ila’, vieni più spesso con i pantaloni rotti, così ci metti di buon umore!].

Dai, direi proprio che mi è andata di lusso.

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