Esco di casa e mi accorgo, sul mio pianerottolo, che la porta della vicina, non solo è aperta, ma ha un buco che pare disegnato col compasso al posto della serratura.

Ora, tra le fobie che mi tengo buone buone nel cassetto dove ripongo tutto quello con cui devo fare i conti, c’è la paura dei ladri. Dove “ladri” è un ricordo infantile di casa messa sottosopra, oggetti rotti, cane disperso e io che guardo per mesi, ossessivamente, dietro tutte le tende di ogni stanza (!).

Torniamo ad oggi.
In preda all’ansia, scendo da Anna Maria, la portinaia: non riusciamo a parlare al telefono con la famiglia che abita nella casa derubata e così chiamiamo la polizia.

Passano tre quarti d’ora: nessuno si vede. Richiamano per farsi spiegare meglio dove siamo e dopo un po’, finalmente, arrivano. Torna anche la padrona di casa. Saliamo.

Nel vedere tutto a soqquadro, vestiti per terra, i giochi dei ragazzi, i cassetti aperti, piange un po’. Io sono a disagio, le chiedo cosa posso fare per aiutarla. Lei dice con un sorriso “niente, tra poco arrivano i bambini”. Poi ripiange ancora e dice: “ci siamo trasferiti da tre mesi e prima ci rubano la macchina, oggi questo..è un incubo!”.

I poliziotti spiegano che la tecnica di scasso, le cose portate via, i tempi (una mezz’ora in tutto) fanno pensare “ai Rom, sono loro che agiscono in questo modo”.

Io, prima in silenzio, parlo solo per far notare che giù all’ingresso ci sono telecamere e un servizio di portineria e che tutto sembra assurdo. “Certo, aspettiamo le immagini registrate dalla telecamera e poi vediamo”, mi rispondono.

Arrivano i bambini con il papà, tutti sorridenti e festosi. Io sono in piena crisi tachicardica: ho paura che i piccoli ci restino male nel vedere quel disordine, la porta rotta, i poliziotti. Vorrei solo andarmene.

E invece:
Il papà sorride: sembra non essere turbato più di tanto.
La mamma non piange più, la sento persino ridere col più piccolo, e fa una specie di gioco in cui tutto acquista un senso.
I bambini iniziano a reclamare la cena.
I poliziotti raccontano un aneddoto carino e ci salutiamo così, frastornati ma incredibilmente solidali.

Sapete cosa penso?
Primo che naturalmente stanotte non dormirò per paura dei ladri.
Secondo che queste persone mi hanno mostrato come si fa a proteggere qualcuno dall’impatto con la realtà: indicandogliela con un sorriso amorevole.

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